FONDAZIONE ORIZZONTI: PROFONDO ROSSO

FONDAZIONE ORIZZONTI: PROFONDO ROSSO
Il bilancio della Fondazione Orizzonti d’Arte, reso pubblico in questi giorni, non è altro che un nuovo scandalo che investe la nostra città.
 
Perché la perdita in un solo anno di 123.000 euro sono uno scandalo. Aggravato dal fatto che la città e le opposizioni istituzionali sono state tenute all'oscuro, fino ad oggi, di quanto andava maturando.

Come già qualcuno ha fatto notare, infatti, il disastro non è di questi giorni ma si è atteso che il principale responsabile politico potesse evitare lo scoglio e volare in Regione prima di informarne i cittadini.
 
Con la sostituzione della presidente Giovanna Rossi hanno cercato di mettere una toppa d’immagine alla voragine contabile. Ma l’organigramma della Fondazione è in larga misura ancora composto da persone che sono lì da anni. Quindi nessuna discontinuità.
 
Il fallimento clamoroso della politica culturale di questa amministrazione va a fare compagnia ai precedenti disastri (lo stadio, il centro merci, l’ex centro carni, la fornace…) che hanno fatto di questa città l’emblema della insipienza amministrativa e del degrado.
 

La cultura è un aspetto fondamentale di una comunità ed è giusto destinare risorse pubbliche per accrescerne sia la diffusione che lo spessore.
 
Ma qui siamo di fronte all'improvvisazione più assoluta e allo sperpero di denaro pubblico oltre ogni decenza.
 
Non c’è una iniziativa che non abbia prodotto perdite esorbitanti.
 
Ma la cultura, si sa, specie quella “alta”, costa e non poco. E allora è il caso di chiedersi cosa abbia ottenuto la città a fronte di un impegno di risorse economiche oltre i propri limiti.
 
Si può dire che siano cresciuti l’attenzione, l’interesse e la pratica della danza a fronte di 40.000 euro di debiti? Certo che no. Infatti se ne sono accorti perfino loro e hanno deciso di tagliare una manifestazione presentata in pompa magna e spacciata come fiore all'occhiello per la città.
 
Il nuovo corso del Festival Orizzonti fu presentato come il volano che avrebbe fatto ripartire l’economia di Chiusi oltre che, naturalmente, portarci spettacoli di superba qualità.
Anche questa “scommessa” (come usava chiamare le sue scelte l’ex sindaco) è stata persa. Sia sotto l’aspetto economico, sia per quanto riguarda il coinvolgimento dei cittadini di Chiusi sia per lo scarso interesse dei “palati più fini”.
 
La beffa maggiore l’hanno subita quei fornitori locali che si sono visti dilazionare i pagamenti. Proprio loro, quelli che avrebbero dovuto essere i primi beneficiari di un meccanismo che avrebbe dovuto, nelle illusioni di chi l’ha pensato, inondare Chiusi di turisti, soldi e cultura alta.
 
In questa vicenda si riscontrano tutti i vizi della grandeur senesota senza però i soldi del Monte dei Paschi, impersonata anche qui da personaggi del Pd senza arte né parte.
 
S’è cambiato verso ma nella direzione sbagliata. Abbiamo un consigliere regionale in più e una città più povera e disastrata.
 
È davvero giunto il momento di liberarsi di una classe politica incapace e presuntuosa. Ed è bene che tornino ad attività a loro più consone.
 
È ora di finirla con le Fondazioni e l’uomo solo al comando. Vogliamo una città in cui la cultura sia pervasiva e in armonia con le nostre possibilità.

Dobbiamo contare prima di tutto sulle nostre forze e valorizzare al massimo quello che già c’è ed essere ben consapevoli che la cultura non si fa solo a teatro ma si esplica in ogni attività umana.
 
I fatti di questi giorni non fanno che confermare che i giovani renziani hanno solo messo in scena un copione vecchio e mal recitato.

Ci sarà da pagare i debiti ma che almeno cali il sipario su questa pessima rappresentazione.

 
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